Andate e ritorni, nuovo appello per sperimentatrici azzardate

 

Lo so che i blog non vanno più di moda ma io sono una tipa nostalgica e mi piace l'idea di fare cose controcorrente. Intanto facciamo un po' di riassunto su cosa è successo in questi millemila anni.

Ho continuato a fare il pane di segale per la festa de Lo Pan Ner ad ottobre tutti gli anni a Saviore dell'Adamello, a sperimentare farine di grani antichi e, soprattutto, di popolazioni evolutive, a fotografare campi di cereali sperduti fra le montagne e nelle aree interne. Nel frattempo ho affinato il mio essere strega e in particolare raccoglitrice e fino ad ora non mi sono intossicata. Ho anche iniziato a condividere i miei esperimenti in un gruppo Telegram dedicato ai Pani delle Dee in cui per ogni festa della Ruota dell'anno ci sfidiamo con una ricetta tradizionale recuperando l'uso della pasta acida. 

Stavolta ho voluto esagerare. Ho utilizzato la pasta acida per fare un pane dolce che si chiama pane di San Giovanni a base di farina di carrube. Niente burro, niente olio, ancora non ho avuto il coraggio di assaggiarlo ma è lievitato bene e questa è già una soddisfazione.

Il motivo principale per cui riprendo questo blog è un appello, simile a quello che feci negli anni del Covid per aggiornare il libro riguardo agli impasti tecnicamente complessi come quelli che prevedono il freddo o l'autolisi.

Stavolta voglio provare ad utilizzare semi di erbe spontanee. Per ora ho già provato angelica, piantaggine e romice ma ho raccolto ombrellino pugliese e mi accingo a raccogliere l'ortica e magari la carota e il finocchio. Apro l'appello sia per scegliere altri semi, sia per condividere i risultati.

Come l'homo sapiens ha avuto modo di sperimentare e costruirci sopra il patriarcato, i semi sono un'ottima fonte di sostentamento e, in mancanza di ladri come topi e farfalline, è possibile mantenerli a lungo. Nel mio caso non sto cercando un modo di sostituire i cereali nella dieta ma di portare nel piatto le meraviglie delle erbe spontanee. Maria Sonia Baldoni, una delle mie maestre riguardo al foraging, durante un corso disse che anche noi non siamo coltivati e le nostre cellule sono felici quando mangiamo erbe spontanee perché si riconoscono. Da allora non ho smesso di raccogliere, in tutte le stagioni ma l'estate è particolarmente entusiasmante.

Eccomi qua quindi ad aprire una chiamata per tutte le streghe raccoglitrici che hanno voglia di sfidarsi su più piani: individuare le piante, aspettare che vadano in seme, raccogliere i semi, seccarli, conservarli e provarli nel pane o comunque in prodotti lievitati. Questo tipo di lavoro comporta una costante frequentazione dei campi perché le piante adatte devono essere individuate e seguite nel loro vegetare, cosa che gli riesce benissimo, soprattutto nel rendersi visibilissime durante la fioritura e nello scomparire quando i semi sono pronti da raccogliere. Se avete un cane ne sarà felicissim3.

Naturalmente do per scontato che chi parteciperà sappia già riconoscere tutte queste erbe e magari anche altre. Non si tratta di un corso di foraging ma di un percorso condiviso di ricerca. Se ancora non ti senti sicura nel riconoscimento ti consiglio di seguire uno dei corsi di Capraecavoli, Abbi delle erbe e dei gatti e Maria Sonia Baldoni. Tutte e tre valgono l'esperienza, che poi tu decida di fare anche esperimenti coi semi e il pane o meno. Poi potremo magari anche fare un incontro di persona per un raccolto e panificazione in autunno, ma questo si vedrà.

Per partecipare scrivi a casa@lacasadellestreghe.it



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