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Le mani in pasta coi bimbi

Era uno di quei giorni in cui si comincia ad annusare nell'aria che l'inverno sta piano piano cedendo. Continuava a piovere senza sosta ma nel mio cuore dovevo credere che sarebbe finito, doveva finire. Pensavo a giugno, al nostro viaggio da donne, e sognavo la Finlandia: laghi e foreste, foreste e laghi, L'Anno della lepre, Il Figlio del Dio del Tuono (che risate) e progettavo di continuare lo studio della letteratura locale per poi deviare sul paese di Babbo Natale, quando ho sbattuto contro uno scoglio insormontabile: l'enormità delle distanze e dei costi di trasporto, oltre che dei tempi, improponibili alle marmocchie. Abbiamo deviato su Lakota a Saviore, Venezia e Oasi di San Benedetto: "Sì, Cristina, verremmo, c'è rimasto un buchino per il nostro laboratorio sul pane? Coi bambini? Massì, proviamo."
Mi presento piuttosto emozionata al cospetto di una quarantina di mani impazienti di varie misure. Le mie due marmocchie mi sostengono: la piccina grande si sente la figlia della star del momento e integra magistralmente i miei sproloqui; la piccina piccola brama di perdersi in una montagna di farina, bando alle ciance!

La formula già collaudata in anni di laboratori con i "grandi", lievemente riadattata funziona anche con i "piccoli": l'impasto rotola fra dita, mani, braccia, sorrisi, entusiasmi, impegno, concentrazione e una serietà che mi commuove.






Torneranno puntuali al suono del corno per ogni successiva lavorazione. Con cura e delicatezza affideranno la loro pagnotta al calore del forno. Famelici divoreranno la schiacciata pronta all'ora della merenda.

Mi resta nel cuore la loro consapevolezza muta che quello era un laboratorio per bambini ma non era un gioco; ci credevano davvero fino in fondo, forse più di me. Il pane è stato riconoscente.

Ora sono qui che penso: ancora!, come un bambino affamato, ancora!

Trovate un forno a legna, un po' di braccia volenterose e di occhi curiosi e chiamatemi. La mia pasta madre ama quegli sguardi stupiti, conoscere sempre nuovi abbracci.

Ci basta un tetto, un forno, farina, un bel tavolo e qualche lenzuolo. Chiamateci, stiamo aspettando.

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