raccolto autunnale

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venerdì 14 maggio 2010

donne in viaggio

Questo è il terzo anno, quasi una tradizione.
Tre anni fa mi spinse l'istinto o forse l'urgenza di andare con Margherita a salutare il mio nonno a Bari. Elena aveva 2 anni e Margherita mi sembrava affaticata dalla presenza ingombrante di una sorella non più piccolissima ma nemmeno grande da potersela godere come compagna di giochi. Decisi di dedicarle del tempo in esclusiva e immaginai una settimana in giro per il Sud per farle conoscere una parte d'Italia il cui fascino mi lascia sempre nel cuore un'inguaribile nostalgia.

Lanciai un'appello: andrò a Bari il 25 aprile, a chi vorrà ospitarmi all'andata o al ritorno offro un laboratorio di feltro con lana locale!

Le risposte mi commossero: Gabriella da Cancellara e Gennaro da Pozzuoli, i loro amici, gli altri soci dei loro gas e associazioni ci accolsero in un caldo abbraccio e ci mostrarono la voce più vera delle loro terre nelle sue molteplici inflessioni.

L'esperienza ci piacque tanto che l'anno scorso abbiamo fatto lo stesso in Sicilia: prima e dopo lo Sbarcogas (l'incontro nazionale dei gas italiani) a Petralia Sottana, soci Servas, altri gas e associazioni, il tempo è volato e ci è rimasta tanta voglia di tornare.

Quest'anno un altro appuntamento imperdibile ha segnato il nostro percorso: tre Medicine Men saranno a Saviore dell'Adamello per tutto il mese di giugno. Il nostro viaggio partirà dal loro incontro nel fine settimana dal 18 al 20 giugno per proseguire, a seconda di chi vorrà accoglierci, verso Venezia, Ferrara, il Delta del Po, per finire alla festa di AAM Terra Nuova all'Oasi di San Benedetto nel fine settimana successivo.

Mi piace l'idea, quest'anno, di portarci dietro e contaminare la nostra pasta acida che da anni ci regala un pane straordinario e che mi ha aiutato a scrivere il libro Facciamo il pane manuale sul pane a lievitazione naturale. Ci piacerebbe trovare lungo il percorso persone e gruppi disponibili ad accogliere noi e lei, a darle spazio, a mescolarla con la propria, e magari trovare anche un forno a legna intorno al quale passare una giornata di vera condivisione.

Affidiamo al mare di Internet il nostro messaggio nella bottiglia fiduciose che trovi approdi confortevoli.

Annalisa, Margherita ed Elena

domenica 2 maggio 2010

il pane a lievitazione naturale - fotosequenza

Nel libro non l'ho potuta mettere, aggiungere foto avrebbe fatto lievitare i costi. E' rimasto qualche refuso, nelle riedizioni piano piano spariranno.
Ma qui finalmente posso andare oltre le funamboliche descrizioni a parole e mostrare nudo e crudo (e poi cotto) il pane a lievitazione naturale come lo faccio io.
Specifico che siamo a primavera, ora che finalmente pubblico queste foto molto più del giorno che le ho fatte (12 aprile). Al tempo le condizioni metereologiche non erano molto accordate con il calendario. Oggi comunque piove, altrimenti sarei sul Tirreno a veleggiare.
Comunque, fiduciosa nella forza e vitalità dei miei amati batteri mi affido ad uno solo dei due rinfreschi che consiglio per la preparazione. La mia pasta acida è molto vivace e attiva e devo dire che l'ho portata avanti tutto l'inverno senza i due rinfreschi ma nel libro li ho messi perché ho l'impressione che possa capitare di ritrovarsi con paste acide piuttosto spompate.
Cominciamo aggiungendo acqua tiepida alla nostra adorata pasta acida.


Dopo una decina di minuti travasiamo in una ciotola più grande ed aggiungiamo la farina, in questo caso farina di grano Solina dell'Abruzzo arrivatami tramite acquisto intergas di un pacchetto di prodotti a sostegno dei produttori abruzzesi che hanno subito danni dal terremoto.



Non deve essere molto duro, non c'è bisogno di impastarlo con le mani sulla spianatoia, basta renderlo omogeneo con il cucchiaio. Lo abbandono e vado a lavorare, se ne riparla oggi pomeriggio quando torno a casa.
Ed ecco come mi accoglie intorno alle 17


Evidentemente in mia assenza è cresciuta al suo massimo e ha anche cominciato a riscendere, altrimenti sarebbe più gonfia; sarebbe stato meglio ricominciare prima, per limitare il sapore acido, ma pazienzina.

Aggiungo 500 ml d'acqua tiepida



Lascio 15 minuti e poi aggiungo la farina e mescolo fino a tornare ad una consistenza un po' maggiore di quella iniziale


Prendo un pezzettino per la prossima volta e aggiungo il sale



Quando non riesco più a mescolare col cucchiaio butto il tutto sulla spianatoia infarinata



Notare la mia amata spatola... serve perché sulla spianatoia non resti nulla dell'impasto. Il grano e la farina sono un dono del cielo, nulla deve andare sprecato.

Ed ecco l'impasto quando mi sono stufata di impastare. Può essere anche più regolare come aspetto, soprattutto se fatto con la farina bianca. Ora aspettiamo un'oretta, sono le 18,30 circa, sì, me la sono presa un po' comoda fra una fase e l'altra. O meglio ho avuto un po' di interruzioni qua e la ma la pasta mi vuole bene e aspetta paziente, tanto ora tocca a me aspettare.



Dopo un'oretta era così, placido e tranquillo, ignaro del proprio destino



schiacciato per bene a mani aperte


piegato in tre


ripiegato



sottosopra e sulla placca infarinata ad aspettare ancora un po'



a mezzanotte ci siamo, l'ora e' giunta! In forno!



Ed ecco la meraviglia dopo 40 minuti di cottura a 190-200°



Si vede una lieve spaccatura laterale sulla sinistra. Si poteva aspettare ancora una mezz'ora ma avevo sonno. Comunque era buonissimo.