lunedì 3 giugno 2013

Senza tregua

E' vero, è un pezzo che non pubblico ricette nuove, però giro come una trottola e imparo tante cose nuove che a breve daranno i loro frutti.
Ecco i prossimi appuntamenti con la pasta madre e i suoi estimatori.


La festa si svolge nell'ambito di Cerealia - Festa dei Cereali, alla terza edizione, presso la Città dell'Altra Economia (Ex Mattatoio di Testaccio - Largo Dino Frisullo).
Segnalo in particolare che sabato 8 Giugno dalle ore 11 alle ore 12,30 si potranno seguire diversi laboratori, uno più interessante dell'altro, fra cui anche un mio intervento dedicato alla legatura per il potenziamento dei fermenti selvaggi.

Nel pomeriggio di sabato si terrà il Simposio della Segreta Confraternita del Lievito Madre di Roma,  la cottura del pane nel forno a legna in terra cruda, il concorso Miss Pagnotta 2013 e diverse altre amenità descritte nel programma.

La domenica il primo convegno romano sul pane fatto con la pasta madre, altri laboratori tenuti da mastri fornai e molto altro.

Invece nel fine settimana successivo, a Peccioli (PI) a casa di uno degli "storici" e mai abbastanza ringraziato e sostenuto Rosario Floriddia:



Anche in questo caso fioriscono le occasioni per mettere le mani in pasta: il confronto sulle pratiche di trasformazione prevede due laboratori tematici parallali su pane e pasta, sempre attivi durante i 4 giorni dell’incontro, e uno spazio dedicato a laboratori tematici su farro, mais, pizza e freselle.
Il laboratorio internazionale sul pane sarà animato dai contadini fornai francesi della RSP insieme con la RSR. Quello dalla pasta sarà gestito dalla RSR con il supporto di pastai che lavorano con varietà locali o di antica costituzione.
Al programma dei laboratori sono collegati gli approfondimenti scientifici con visite al campo catalogo.
Qui il programma completo: http://cultivatediversity.org/programma/

Ci vediamo lì!

sabato 27 aprile 2013

Prossimi appuntamenti


La primavera stenta ad arrivare ma i fermenti l'hanno sentita e io con loro. Nessun nuovo laboratorio sul pane, mi dispiace, ma poiché, come si dice, non si vive di solo pane, ecco un po' di appuntamenti per chi è alla ricerca di ciò che è autentico.

Naturalmente se mi verrete a trovare, una chiacchierata sul pane e sulla pasta madre non ce la leva nessuno...


- Lunedì 29 Aprile c/o IBS Bookshop a Firenze in via de' Cerretani n° 16/r ore 17-19 laboratorio di filatura a mano della lana;

- Martedì 30 Aprile-Giovedì 2 Maggio: tre giorni selvatici a Monte Muro (nel comune di Incisa in Valdarno, sul crinale fra Chianti e Valdarno) con il tipì; il programma è consultabile qui http://festaperunadonna.blogspot.it/2013/04/tre-giorni-selvatici.html.

- Mercoledì 1 Maggio: Festa di Maggio a Monte Muro il non-programma prevede:
 - grigliata condivisa (ognun* porta qualcosa da mangiare e da bere, tovaglia, piatti, bicchieri, posate);
 - dolce far niente (consigliata la coperta per sdraiarsi sull’erba);
 - passeggiata fuori sentiero a lasciare cibo al Piccolo Popolo;
 - musica;
 - canti;
 - danza di Calendimaggio (per partecipare portarsi un nastro colorato o un filo di lana lungo m. 4,5);
 - racconti e favole;
 - realizzazione coroncine dell’arcobaleno e acchiappasogni.
Il luogo della festa si raggiunge solo a piedi, in caso di necessità di aiuto per il trasporto di oggetti, bambini o persone con difficoltà motorie scriva a info at circuitocorto.org.

- Domenica 12 Maggio nell'ambito di "Lungo un giorno" mercatino con laboratori organizzato da Associazione La Fierucola presso il Vecchio Conventino/Spazio Sam, via Giano della Bella 20/1 - Firenze dalle 10 alle 19, nel pomeriggio si terrà un laboratorio di cura naturale della pelle: sperimenteremo come trattare naturalmente e a basso costo la pelle per la pulizia, la cura e la profumazione http://www.lafierucola.org/content/lungo-un-giorno-3.

Sta per ripartire il tempo di raccolta e lavorazione delle lane. Se sei interessat* a partecipare scrivi a info at circuitocorto.org.

Stiamo organizzando delle sperimentazioni sulla concia domestica (pelli di cervo e di capriolo) e sull'ecoprint (stampa su tessuto a partire da fiori e foglie), chi fosse interessat* a partecipare scriva a info at circuitocorto.org.

Segnalo inoltre che il tipì sarà al Paleofestiva di La Spezia ( http://www.paleofestival.it) nei giorni 25 e 26 Maggio. Grandi e bambini, oltre a partecipare ai fantastici laboratori in programma, potranno passare un po' di tempo nel tipì "alla ricerca di ciò che è autentico" e potranno imparare a fare gli acchiappasogni.

Ultima ma non meno importante l'imperdibile Feltrosa, l'incontro annuale dedicato al feltro, quest'anno dal 15 al 19 Maggio ad Amelia (TR) http://www.feltrosa.com/feltrosa-2013.html

lunedì 25 febbraio 2013

Pane di frutta, scalda mani, piedi e cuori

Neve, neve e rineve, quest'anno l'inverno sembra non finire mai, la nostra pasta acida ci guarda da dentro il suo barattolo con aria di sconforto e quell'odore di acido che ogni settimana aumenta ci dice che non ne può più nemmeno lei.
Ore e ore di attesa perché la biga si decida a crescere e perché altrettanto faccia il pane. Dubbi amletici che ci assalgono: la tengo o la butto via? C'è o ci fa?
E' semplicemente stanca, come tutt* noi e allora perché non farle una festa? Magari non le abbiamo risparmiato la legatura per il panettone però comincia ad essere passato un po' di tempo da Natale. Quindi prendo la scusa di fare un pane dolce per darle una legaturina e vederla ripartire con un minimo più di vivacità.
Quando parlo di legatura osservo spesso in risposta sguardi angosciati: non è niente di speciale, si tratta semplicemente di fare il solito rinfresco per la preparazione della biga con un po' più di farina, lavorarla un minimo sulla spianatoia e poi avvolgerla dentro uno strofinaccio pulito e asciutto (possibilmente non profumato di detersivo) e legarla come un salame (qui alcune foto della legatura). Quando l'esterno sarà ben teso, magari avrà spaccato lo spago e la pasta comincerà a uscire dalla trama del tessuto o da dovunque le riesca (di questi tempi ci vogliono anche 12-16 ore), si può aprire e usare tal quale.

Mi trovo in casa una banana e una pera stramature snobbate da tutt* le/gli abitanti di casa, aggiungo due mele, taglio tutto a pezzettoni, ci spruzzo un minimo di limone perché non annerisca e preparo l'impasto unendo a 300 gr di pasta madre slegata e messa in una ciotola, 300 gr di acqua tiepida, 50 gr di burro sciolto, un pizzico di sale, 100 gr di malto di mais (o di miele se vi piace il sapore che lascia dopo la cottura), 20 gr di semi di lino appena macinati (facoltativi ma ci stanno sempre bene) e la farina (di grano tenero principalmente, magari bianca, merita un minimo di ferie anche la pasta madre, ribadisco) necessaria a tenere minimamente insieme il tutto. Aggiungo la frutta e un'altra spruzzata di farina,
Butto tutto sulla spianatoia e lavoro pochissimo per evitare di spiaccicare troppo la frutta. Volendo ci stanno bene anche una decina di gherigli di noce o altri semi oleosi (io ci ho messo i pistacchi). Meglio fare qualche piega dopo 30 minuti e poi di nuovo dopo un'ora piuttosto che impastare troppo a lungo.
Si lascia riposare il tutto sulla spianatoia circa un'oretta inframezzando con pieghe ogni volta che ci si ricorda poi si fa un'ultima piegatura solo per lungo e si mette a lievitare in un impasto da plum cake o da pane in cassetta piuttosto grandi (il peso complessivo è di circa 1 kg).
Si mette a lievitare fra i 25 e i 30° C (nel forno con la sola lampadina accesa va bene purché si abbia un termometro da forno per verificare la stabilità della temperatura) e quando ha raddoppiato il proprio volume si inforna in una parte piuttosto bassa del forno (ma senza esagerare, non proprio l'ultima) a 190° C. Dopo un quarto d'ora dovrebbe essere già piuttosto colorito quindi mettere la ventilazione con il calore solo dal basso e proseguire la cottura per un'altra ventina di minuti controllando spesso che non cuocia troppo.
Scaldato a colazione con una spalmata di miele mi rende più facile alzarmi anche quando ancora è buio.



sabato 12 gennaio 2013

Pasta madre day: spaccio gratuito di lievito madre e laboratorio del pane nel forno a legna

Non poteva essere scelta data migliore che quella della Candelora, festa dell'inizio promettente, della piccola luce che illumina il buio dell'inverno, pulita come gli occhi dei bambini, per mettere sotto i migliori auspici un passaggio gratuito, da mano a mano, da cuore a cuore, di un universo di biodiversità che dà vita e leggerezza al pane della tavola di tutti i giorni
Grazie alla Comunità del Cibo per tutto il lavoro che sta dietro questa straordinaria iniziativa. Per l'occasione torneremo a fare il pane e a cuocerlo nel forno a legna del Poderaccio.
Stavolta però sarà un incontro un po' piu' approfondito, qualcosa che vada oltre l'introduzione alla pasta madre, mi toglierò i panni della maestra e apriremo uno spazio di confronto fra persone che già fanno il pane in casa con la pasta madre.
Si comincia alle 9,30 con il primo impasto, seguirà un'altra lavorazione e la messa in forma intorno alle 11 e poi chiacchiere di pasta madre fino al momento di infornare.
Il laboratorio termina fra le 16 e le 17. Durante tutta la giornata spaccio gratuito di pasta madre (è gradito il portarsi da casa un barattolo a tenuta ermetica da 250 o da 500 gr).

Il pranzo è offerto dall'Azienda Agricola Biologica Il Poderaccio.

La quota di partecipazione (comprendente i costi di legna, farina, assicurazione per i volontari che si occuperanno del forno, quota di sostengo all'associazione di volontariato Circuito Corto (http://www.circuitocorto.org/) pranzo e pagnotta che ogni partecipante si porterà a casa) è di Euro 30,00 a persona (per i familiari e i bambini la quota cala, fatevi vivi che ci mettiamo d'accordo).

Prenotazione obbligatoria.

Bambini benvenuti, l'azienda è un posto adattissimo ai bambini che si possono muovere liberi ma non ci sarà un servizio di babysitting.

INFO E PRENOTAZIONI: info at circuitocorto.org


lunedì 31 dicembre 2012

Pane delle feste con gorgonzola e noci

E' stato un amore a prima vista: ammiccava verso di me da un piccolo cestino quasi nascosto fra un tripudio di cibi (tutti di ottima qualità, va riconosciuto) offerti in occasione della festa di pensionamento di una collega; l'ho assaggiato e la sera stessa già compravo gli ingredienti per tentare di farlo e in effetti direi che il risultato mi ha conquistato ancora di più.

Messo poi sul tagliere di ulivo del Poderaccio riesce a fare la sua figura nonostante la mia imperizia.

Per non dire come diventa tostato e cosparso di burro!

Vabbè, ecco la ricetta.

Sono partita da 250 gr di pasta madre legata avanzatami dalla lavorazione del panettone ma, in mancanza di quella legata, consiglio di utilizzare  400 gr di pasta madre (o come scrivo nel libro, di biga, cioè di pasta madre rinfrescata - di questi tempi forse meglio anche in due volte-  ed arrivata al suo massimo splendore).
Il gorgonzola (100 gr) deve essere fuori dal frigo da almeno mezz'ora per evitare di raffreddare troppo l'impasto.
Ho aggiunto alla pasta madre in una ciotola 300 gr d'acqua tiepida, 2 cucchiaini colmi di sale fino e 50 gr d'olio extra vergine di oliva e ho lasciato che la pasta madre se la sguazzasse per qualche minuto. Poi, sempre nella stessa ciotola ho versato circa 200 gr di farina di grano tenero tipo 0 (volevo limitare il sapore particolare delle mie farine più rustiche per lasciare posto alle noci e al gorgonzola) e ho cominciato a mescolare. Ho poi continuato ad aggiungere farina finché non riuscivo più a lavorare l'impasto nella ciotola. Ho quindi lasciato riposare l'impasto 10 minuti per poi versare il tutto sulla spianatoia infarinata.
Mentre aspettavo ho sgusciato una decina di noci (il peso delle noci sgusciate era di circa 100 gr) e ho spezzettato un etto di gorgonzola. Ho buttato sull'impasto il gorgonzola e le noci e ho lavorato delicatamente il minimo indispensabile perché si distribuissero uniformemente.
Non bisogna esagerare nella lavorazione perché sennò il gorgonzola si sfa nell'impasto mentre è bello trovare un minimo di pezzettini.
Ho lasciato riposare per circa due ore (finché l'impasto non dava chiari segni di fermentazione, vedere qui), poi ho rimpacchettato ma in forma lunga per mettere il tutto in uno stampo da pane in cassetta. Ho lasciato lievitare coperto da uno strofinaccio da cucina pulito e asciutto per circa altre tre ore (forse anche di più, quest'inverno ha rallentato tutto in maniera sfinente), insomma finché non era raddoppiato di volume, e ho cotto in forno a 190° per 40 minuti.
Ottimo per semplici crostini d'apertura o anche per accompagnare pasti vegetariani.

giovedì 27 dicembre 2012

2 Febbraio 2013 - Torna il pasta madre day

pasta madre day


Non poteva essere scelta data migliore che quella della Candelora, festa dell'inizio promettente, della piccola luce che illumina il buio dell'inverno, pulita come gli occhi dei bambini, per mettere sotto i migliori auspici un passaggio gratuito, da mano a mano, da cuore a cuore, di un universo di biodiversità che dà vita e leggerezza al pane della tavola di tutti i giorni.
Grazie alla Comunità del Cibo per tutto il lavoro che sta dietro questa straordinaria iniziativa.
Per l'occasione torneremo a fare il pane e a cuocerlo nel forno a legna del Poderaccio. A breve i dettagli, cominciate a segnarvi la data.

giovedì 15 novembre 2012

Come conservare la pasta madre


La domanda è legittima: dopo che un povero cristo è stato per giorni e giorni a rimestare uno strano impasto di acqua, farina, miele e mela in attesa di fantomatiche bollicine, ha assistito incredulo ad inaspettate crescite di volume, all'aumentare incontrollato dell'odore acido, al tanto sperato raddoppio del volume in tempi ragionevoli, ha proceduto fiducioso alla legatura a secco e ad acqua come spiegato qui... ha tutti i diritti di chiedersi, e ora?
E ora la pasta madre può essere usata tal quale, non prima però di aver messo da parte un pezzettino grande come un pugno che preserverà dalle infernali temperature della cottura quel meraviglioso universo di biodiversità microbica che nella sua infinita generosità ha colonizzato l'impasto del nostro cuore.
Io la metto in un barattolo di vetro a tenuta ermetica perché non mi piace che faccia la crosta, e la tengo in frigorifero.
C'è chi sostiene che debba “respirare”e che le basse temperature la facciano soffrire.
Io credo che, se il barattolo è abbastanza grande l'aria non le manchi. Quanto alla temperatura, non a caso la sterilizzazione avviene ad alte temperature e non a quelle basse e c'è chi riesce a conservare la pasta madre anche surgelandola.
E' vero che temperature basse possono rallentare le attività di crescita a riproduzione dei batteri e che facilitano invece (entro certi limiti) quelle dei lieviti, ma il mio obiettivo di conservazione ha lo scopo principale di limitare l'acidità complessiva della mistura e quindi considero il frigorifero un ottimo alleato.
Entro una settimana il mio malloppino verrà implicato in nuove sfide e un altro malloppino, ricolmo della stesso, amato, selvaggio, universo microbico prenderà la via del frigorifero.
Ma una volta passata la settimana, rinfrescato il malloppino (una volta o due volte a seconda delle stagioni e della vitalità della pasta madre), quando va estratto il malloppino per la volta successiva?
Solitamente consiglio a chi ha appena cominciato ad usare la pasta madre e non ha molta esperienza, o ha una pasta madre non troppo in forma, di estrarre il pezzettino una volta che si sia completata la fermentazione del rinfresco (ha raggiunto il raddoppio del volume e non ha ancora ricominciato a “discendere”), primo o secondo che sia. Se non sai cosa siano i rifreschi forse è meglio se prima leggi questo e magari un ottimo libro sul tema come Facciamo il pane :-) 
Io, che lego la pasta madre una volta al mese, levo il pezzettino dopo aver aggiunto acqua e farina al rinfresco che ha completato la propria fermentazione, quando ancora l'impasto è piuttosto morbido e prima di aggiungere il sale e lasciare tutto a riposare per 10 minuti per poi buttare tutto sulla spianatoia e cominciare ad impastare. Una volta imbarattolato subito in frigo!
Ecco com'è il barattolo appena ingurgitato il malloppino


Ecco lo stesso malloppino dopo aver passato una notte in frigo


















Ed ecco il solito malloppino dopo una settimana di frigorifero. Al lavoro!


lunedì 15 ottobre 2012

Ma si possono mangiare?

Se si possono mangiare, è quello che tutt* mi chiedono quando gli regalo questa meraviglia.

Se non fosse per gli olii essenziali direi di sì, che comunque quelli che uso io sono tutti olii essenziali a scopo alimentare, però bisogna stare attenti, non si sa mai.

Insomma stavolta non si parla di roba che si mangia ma che si si spalma sulla pelle, che poi alla fine è bene che la qualità sia la stessa.

Anni fa feci un lungo ed interessante studio sulla possibilità di farsi in casa i cosmetici. La definizione di dizionario (e credo anche di legge) per cosmetico è: "le sostanze e le preparazioni diverse dai medicamenti destinate ad essere applicate sulla pelle, sui peli o sui capelli, sulle unghie, sulle labbra, sugli organi genitali esterni, oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo, esclusivo o prevalente, di pulirli, profumarli, proteggerli, mantenerli in buono stato, modificarne l'aspetto, correggere gli odori corporei". I prodotti cosmetici non hanno finalità terapeutica e non possono vantare attività terapeutiche. Rientrano quindi fra i cosmetici i saponi, i bagno e docciaschiuma, gli shampoo, i dentifrici, tutte le creme, i deodoranti, ecc.
Ecco, dicevo, mi ero data molto da fare e avevo prodotto questo: http://www.bilancidigiustizia.it/index.php?module=Pagesetter&func=viewpub&tid=6&pid=112 che nel tempo ha avuto quasi ventimila letture e tutto sommato è ancora piuttosto valido con alcune avvertenze: - non utilizzare la ricetta per fare il sapone senza prima aver letto e studiato ben bene il sito http://www.ilmiosapone.it, soprattutto riguardo alle indicazioni di sicurezza; - non usare borace né acido stearico per le emulsioni; - fare molta attenzione nell'uso degli olii essenziali; - sostituire in pari misura la lanolina con il burro di karité.
Sì ma quei fiorellini? He, he, la ricetta di quei fiorellini non c'è perché si trova straordinario libro di Dafne Chanaz "Fare in casa cosmetici naturali" che supera abbondantemente le mie misere dispense che comunque restano una buona base di partenza. Danfe tempo fa ci portò in regalo una sua rosa profumata e da allora non possiamo stare senza queste perle di benessere. Sono creme solide, cioè dei miscugli di olii pregiati (in queste ci sono olio di jojoba, burro di karité, olio di germe di grano e cera d'api) fatti sciogliere e poi solidificare insieme, a cui si aggiungono poche gocce di olii essenziali che si possono scegliere ed abbinare sulla base della guida che si trova nello stesso libro e si strofinano sulla pelle umida in modo che oltre ad essere una cura di bellezza per la pelle lo sia anche per lo spirito.
A prezzi abbordabili si possono creare elisir per pelli fresche e vellutate che ci permettono anche, nella scelta delle profumazioni, di dedicarli con precisione a chi abbiamo nel cuore. Bastano un po' di olii di buona qualità e degli stampi al silicone, un po' di fantasia e tempi brevissimi.
Li faremo nel corso del prossimo laboratorio dell'Associazione Circuito Corto dedicata proprio ai cosmetici il prossimo 8 dicembre. Cominciate a cercare olii e stampi.


mercoledì 12 settembre 2012

Pane dolce ripieno di nocciole

Dice lei:"Lo sai vero che se non ci sarai all'inaugurazione della nuova Erboristeria non ti parlo più?" - Dico io "Lo so e ci sarò" - Dice lei: "Porti qualcosa di fatto con la pasta madre? Magari un dolce?" - Dico io "Va bene" ma senza molta convinzione, i dolci con la pasta madre d'estate vengono sicuramente meglio che d'inverno però si portano dietro quell'idea di Natale che con l'inaugurazione non ci incastra nulla.
E allora ho provato a rielaborare in chiave affettabile la ricetta dei cornetti alle noci che si trova sul mio libro e ora la racconto.
Ho preso 200 gr di pasta madre rinfrescata quattro ore prima (che lusso l'estate!) e ancora non calata e ci ho aggiunto 200 gr di latte tiepido in cui avevo sciolto 5 grammi di sale, 50 gr di burro e altrettanti di miele di eucalipto. A proposito di questo un inciso: se non vi piace il tipico profumo che il miele dà ai dolci cotti al forno provate ad usare miele di arancio o di limone, purché lo siano davvero e non un miscuglio di millefiori e simili.
Poi ho aggiunto 200 gr di farina bianca e questo era il risultato.

Ho aspettato i soliti 10 minuti che permettono al glutine di cominciare a formarsi anche senza il mio intervento, poi ho aggiunto altra farina e ho lavorato brevemente sulla spianatoia.
Ho preparato il ripieno mescolando 250 gr di nocciole tritate, 2 cucchiai di miele, 2 cucchiaini di cannella e il minimo di latte che mi permettesse di amalgamare tutto.

L'impasto, dopo circa un'ora era così

 Lo ho steso con il mattarello in una forma ovale piuttosto allungata, poi ho spalmato la superficie con il ripieno, ho arrotolato nel senso della lunghezza e l'ho messo a lievitare sulla placca ricoperta di carta forno nel forno con la sola lampadina accesa.
Mi sono chiesta se fosse necessario metterlo in "cella di fermentazione" o se si potesse lasciare a temperatura ambiente. L'elemento di disturbo della lievitazione è il burro che rassodandosi aumenta la rigidità dell'impasto quindi il tenerlo al caldo limita questo inconveniente. In estate forse non sarebbe nemmeno necessario ma non volevo rischiare.

A questo punto il solito imprevisto mi ha fatto tardare nell'infornare. Sono dovuta uscire e quando sono tornata due ore dopo era così.













Probabilmente se avessi usato una farina un minimo più forte o avessi impastato un po' più a lungo non si sarebbe spaccato nel mezzo.
Mezz'ora di cottura a 180° ed ecco la meraviglia.

mercoledì 22 agosto 2012

Tre giorni selvatici


Ci sono libri che anche senza finire di leggerli, anzi quasi senza nemmeno cominciare, ti indicano una direzione, una strada che magari già intravedevi e che fra quelle pagine trova conferma e precisazione.
Per me in questo momento questo libro è "La pratica del selvatico" di Gary Snyder.
Non so se si possa trovare in biblioteca, io l'ho comprato dal solito meraviglioso editore AAM Terra Nuova e ogni pagina che riesco a leggere non fa che farmi sentire orgogliosa di essere riuscita a percepire, forse più nei piedi e nelle mani che negli occhi e nella testa, il peso, la forza e il valore di stare seduta per terra, di stare all'aria aperta, di toccare la rugiada, di respirare l'aria fredda dell'inverno (possibilmente pulita) e di tutto ciò che è selvatico.

Per tentare di trovare una propria risposta alla semplice domanda: "Pensi veramente di essere un animale?" vi invito a partecipare a:

Tre giorni selvatici

Tre giorni nel bosco per salutare l'estate e (ri)scoprire il proprio lato selvatico
 da venerdì 28 a domenica 30 settembre 2012

DOVE: su una collina un po' più alta delle altre sulla linea di crinale che separa il Valdarno dal Chianti, sotto i piedi un prato , sopra la testa il cielo d'estate.
COSA: accampamento nel bosco, serate nel tipì, racconti e canti intorno al falò, passeggiate fuori sentiero, abbraccia-alberi, costruzione acchiappasogni, grigliata, cottura del pane a lievitazione naturale in forno interrato, spaccio pasta madre, gara di torte e dolce far niente.
COME: “Il galateo del mondo selvatico richiede generosità e una specie di rude e allegra capacità di tollerare i disagi con buon umore, di comprendere la fragilità di tutti e una certa umiltà”. - Gary Snyder – La pratica del selvatico Il pernottamento sarà in tenda (ognun* la propria), nel campo predisposto in zona raggiungibile solo a piedi (15 minuti di passo lento).
Le spese di organizzazione sono elencate in modo trasparente qui https://docs.google.com/spreadsheet/ccc?key=0Aq5PiJTGMN-ldFB6Q2owOGY5elU5Y1FqUXhuaGNHMVE e ai partecipanti si chiederà di condividerli sulla base di un'offerta libera.

L'organizzazione del campo (realizzazione latrina, pulizie, mantenimento fuoco, pasti, ecc.) saranno autogestiti. Il pranzo della domenica sarà presso l'azienda agricola biologica Il Poderaccio http://www.agripoderaccio.it/ al costo di Euro 20,00 ogni adulto e 10,00 ogni bambino fino a 12 anni (i bambini fino a tre anni non pagano).

Per la realizzazione del campo è essenziale la presenza di una persona che abbia frequentato e concluso (con relativa attestazione) il corso di pronto soccorso, finché non si troverà l'iniziativa non sarà confermata. Per informazioni e prenotazioni info at circuitocorto.org


giovedì 26 luglio 2012

Estate

Ancora non sono riuscita a partire per le vacanze e già il pensiero va a Settembre, al prossimo fine settimana selvatico (http://www.circuitocorto.org/interno/vacanze.htm) ad un altro inverno di iniziative, impegni, serate intorno al fuoco del camino ma prima c'è qualcosa di importante da fare: lasciare la pasta madre a riposarsi un po' nel frigo e partire per andare a fare un tuffo dove l'acqua è più blu, dove le energie si muovono, le persone si incontrano, parlano, litigano, si abbracciano, si ritrovano e si salutano piene di speranze.
Partecipare ad almeno uno di questi incontri all'anno mi permette di affrontare con maggiore carica ed energia il mio essere perenne minoranza, di ritrovare persone con cui molto si puo' dare per scontato e andare oltre, con cui si condivide una base di partenza e si può volare in alto tenendosi per mano.

Ma andiamo al sodo, in ordine di apparizione:

1) 23-26 agosto Incontro nazionale Bilanci di Giustizia - Fanano

2) 31 agosto-2 settembre Festival della Mente a Sarzana (SP);

3) 15-16 settembre Convegno nazionale GAS/DES a Mestre (VE) - Palaplip

4) 19-23 settembre Terza conferenza internazionale sulla decrescita, sostenibilità ecologica ed equità sociale - Venezia

5) 28-30 settembre Feminist Blog Camp a Livorno;

6) 7-9 ottobre Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria - Paestum (SA)

Buon lavoro e buon viaggio!

venerdì 22 giugno 2012

Stralievitato

Perché vada a finire così bisogna aver superato uno dopo l'altro (e magari nella stessa settimana) tutti i saggi e le feste di fine anno, bisogna vedere ancora troppo lontane le ferie, bisogna voler mettere a posto le stanze di tutti e finire di stirare prima del lunedì e molto altro che porta ad addormentarsi alle 9 di sera dimenticandosi di aver impastato il pane per poi ricordarsene la mattina dopo al risveglio.

E allora che fare? Io lo cuocio lo stesso, mi sono detta. C'era anche una buona percentuale di farina di farro, forse anche per quello si è allargato a dismisura e sembra più  una nave aliena che una forma di pane.

Temevo che fosse tanto acido da non riuscire a tenerlo in bocca e invece non è proprio eccezionale ma è comunque migliore di molti pani in commercio.

Date fiducia alla vostra pasta madre, per quanto inacidita può dare le sue soddisfazioni (anche se i congiunti la guardano come se fosse venuta da Marte).


domenica 3 giugno 2012

Selvatica

Non tutti, nell'avvicinarsi alla pasta madre, riflettono sul fatto che quello strano ed efficiente universo di batteri che permette la lievitazione dell'impasto si sviluppa spontaneamente nel nostro miscuglio di acqua, farina e poco altro e per questo alcuni, soprattutto oltreoceano, la inseriscono nel novero delle "wild fermentation", fermentazioni selvatiche, incontrollate e incontrollabili e per loro natura mutevoli nel tempo.
La differenza si percepisce immediatamente nel confronto con lo yogurt o con il lievito di birra le cui coltivazioni domestiche, alla lunga, vengono sistematicamente colonizzate e "inquinate" da batteri estranei che rendono necessario ripartire ogni tanto da colonie selezionate.
Le fermentazioni selvatiche hanno un fascino per me irresistibile rafforzato dalla lettura di due libri che hanno lasciato una traccia nel mio cuore: La pratica del selvatico di Gary Snyder e Wild Fermentation di Sandor Ellis Katz.
Una volta intrapreso il sentiero verso il selvatico ho cominciato a cercarlo in ogni aspetto della mia vita, vacanze comprese, e la sua frequentazione mi dà un tale piacere che sto cercando di condividerlo il più possibile nella convinzione che la ricerca solitaria, in ogni campo dell'esistenza, non fa per me e che i libri sono un indizio, un appiglio, sulla via di una conoscenza che viene dall'esperienza diretta e dal confronto con gli altri umani e non solo.
Ecco perché pubblico questo invito da parte dell'Associazione di Volontariato Circuito Corto con il Bioagriturismo Poderaccio:



In to the Wild

Tre giorni nel bosco per dare il benvenuto all'estate e (ri)scoprire il proprio lato selvatico

da venerdì 22 a domenica 24 giugno 2012


DOVE: su una collina un po' più alta delle altre sulla linea di crinale che separa il Valdarno dal Chianti, sotto i piedi un prato di timo fiorito, sopra la testa il cielo d'estate.

COSA: accampamento nel bosco, serate nel tipì, racconti e canti intorno al falò, passeggiate fuori sentiero, abbraccia-alberi, costruzione acchiappasogni, grigliata, raccolta erbe officinali spontanee, prima lavorazione ed estrazione principi attivi, lavorazione del pane a lievitazione naturale e cottura nel forno a legna, spaccio pasta madre e dolce far niente.

COME: “Il galateo del mondo selvatico richiede generosità e una specie di rude e allegra capacità di tollerare i disagi con buon umore, di comprendere la fragilità di tutti e una certa umiltà”. - Gary Snyder – La pratica del selvatico

E' possibile scegliere di pernottare con propria tenda e attrezzatura per la notte nel campo predisposto in zona raggiungibile solo a piedi (15 minuti di passo lento) oppure presso il Bioagriturismo Poderaccio (http://www.agripoderaccio.it/).

COSTI DI PARTECIPAZIONE:

Pernottamento in propria tenda: adulti Euro 86,00; bambini da 4 a 10 anni Euro 43,00; bambini fino a 3 anni gratis.

Pernottamento presso il Bioagriturismo Poderaccio: adulti Euro 136,00; bambini da 4 a 10 anni Euro 68,00; bambini fino a 3 anni gratis.

La quota indicata comprende i costi d'organizzazione, la partecipazione alle attività proposte, il pernottamento, pranzo e cena del sabato e pranzo della domenica. INFO: http://www.circuitocorto.orghttp://www.agripoderaccio.it email: info at agripoderaccio.it tel. 3487804197

Per informazioni e prenotazioni info at circuitocorto.org

lunedì 21 maggio 2012

Prossimi spacci

Il mio prossimo spaccio di pasta madre sarà nel corso di Terra Futura (http://www.terrafutura.it) e sarà anche qualcosa di più di uno spaccio, visto che vedrà la presenza, oltre a me, di Dafne Chanaz, fondatrice della Confraternita dei panificatori urbani (http://www.casadelcibo.org/).
Il workshop comincerà alle 10 di venerdì 25 maggio e il programma prevede:
- una breve descrizione di cos'è la pasta madre e perché vale la pena usarla per fare il pane e tutti gli altri impasti lievitati;
- una dimostrazione di lavorazione delle diverse fasi di preparazione del pane;
- l'immancabile assaggio;
- ampissimo spazio lasciato alle domande, al racconto e alla condivisioni di dubbi, entusiasmi, perplessità e quant'altro si muova nel cuore delle/dei partecipanti riguardo alla pasta madre e alle fermentazioni spontanee e non;
- spaccio di pasta madre.

La presenza di due persone che pur stimandosi enormemente mantengono interessanti divergenze su alcuni aspetti delle modalità di uso della pasta madre vorrà dare il senso della molteplicità di possibilità che può aprire l'affacciarsi allo straordinario mondo delle fermentazioni spontanee che fa della biodiversità il senso più integro ed originale del proprio essere.

Sabato partirò per La Spezia dove andrò per l'Associazione Circuito Corto a portare i racconti nel tipì al Paleofestival (http://www.paleofestival.it). Chi abitasse in zona e avesse voglia di mescolare con me le proprie conoscenze sulla pasta madre o riceverne un pezzettino mi contatti all'indirizzo alisadl at libero.it.

Sto programmando ben altri giri per la Toscana e non solo, entro breve pubblicherò tutte le date della tourné estiva, ottima occasione di spaccio itinerante e di condivisione di esperienza ed emozioni.

Per chiudere una meraviglia del solito Gary Snyder, La pratica del selvatico che mi sembra descrivere perfettamente il modo migliore di avvicinarsi alla pasta madre, la regina delle fermentazioni spontanee (e quindi selvatiche per definizione): "Il galateo del mondo selvatico non richiede solo generosità ma una specie di rude e allegra capacità di tollerare i disagi con buon umore e di comprendere la fragilità di tutti e una certa umiltà".

A presto.


lunedì 14 maggio 2012

Ne voglio fare tanto

Eppure ad un certo punto ci si sente in grado di fare il salto, di accendere un bel forno a legna e di buttarci dentro una quindicina di belle pagnotte.
Ma se il rapporto fra pasta madre e impasto finale deve essere di un quarto, vanno preparati 5 kg di biga?
Eh, no, proprio no, non ce n'è bisogno. Chi fa il pane di professione o comunque lo fa tutte le settimane in grandi quantità tiene la pasta madre legata perché una volta legata per bene il rapporto fra pasta madre e impasto finale può andare da un settimo ad un decimo (a seconda, come al solito, delle stagioni).
La legatura della pasta acida andrebbe fatta comunque una volta ogni mese o due perché le fa proprio bene: diminuisce il tenore acido, la rinforza e la mantiene in forma. Non so esattamente quali siano le motivazioni fisiche e biologiche ma è così.
Ma, alla fin fine, cos'è 'sta legatura e a cosa serve? Per chi ha voglia di approfondire consiglio di leggere il mio post sulla preparazione da zero della pasta madre (che prevede anche la legatura finale) e quello sulla lavorazione della colomba per vedere una foto di com'e' la pasta legata prima e dopo la cura.

Visto che ieri ho tenuto un laboratorio di panificazione nel forno a legna molto divertente e che mi ha dato parecchie soddisfazioni così ne approfitto per raccontare un po' come fare a coinvolgere una ventina di persone nella lavorazione di una ventina di chilogrammi di pane a lievitazione naturale.

Attrezzatura necessaria:
- un tavolo piuttosto grande e stabile in una stanza riscaldata e al riparo da correnti d'aria;
- una tela cerata ben pulita che copra tutta la superficie del tavolo;
- un forno a legna con accessori (legna, pale ecc.) e annesso fornaio ben esperto nella cottura del pane;
- una spianatoia piuttosto grande;
- spatola;
- una ciotola della capienza di almeno 5 litri;
- 6-8 litri d'acqua non clorata;
- 20 kg. di farina a propria scelta (di cui però almeno il 70% di frumento);
- una pentola e un fornello per scaldare l'acqua;
- lenzuola.

Se disponibile fa comodo anche qualcun* che tenga a distanza dal fornaio i partecipanti che vengono presi dall'ansia della bocca del forno aperta ed hanno paura il forno che si raffreddi troppo finendo per mettere ansia anche al fornaio.

Si comincia la mattina del giorno precedente: si prende il proprio malloppino di pasta madre, ci si aggiungono 200 ml circa d'acqua, la farina (possibilmente tipo 0) per fare la solita biga e si lascia nella ciotola coperto da un canovaccio inumidito.

La sera si aggiunge un litro e mezzo d'acqua tiepida e la farina che prende (sempre tipo 0 possibilmente) fino ad arrivare ad un impasto un po' più consistente del solito impasto del pane. A questo punto si avvolge in uno strofinaccio pulito e non profumato e si lega stretto con lo spago. Nel mio caso ho dovuto fare due pacchi perché non avevo uno strofinaccio abbastanza grande.


La mattina dopo la pasta aveva rotto lo spago dell'involto più grande ed era uscita dalla trama e dalle pieghe dell'involto più piccolo.

Io ogni volta mi commuovo...

Ho preso il tutto e sono partita per il Poderaccio, il luogo del laboratorio.

Le foto della giornata si trovano qui.


Appena arrivata (verso le 10,30) ho messo a scaldare l'acqua e ho cominciato a raccontare ai partecipanti cosa sia la pasta madre e perché valga così tanto la pena usare quella invece del lievito di birra.

Poi ho slegato gli involti e, nella ciotola che si vede nella foto, ho messo a bagno con un po' di acqua tiepida e uno degli involti in modo che la pasta si staccasse per bene dalla stoffa. Una volta che la stoffa è stata levata ho quindi chiesto ad alcune delle partecipanti di mescolare la pasta madre con l'acqua e poi con la farina in modo da fare un impasto molto morbido che è poi stato buttato sul piano del tavolo coperto dalla tela cerata spolverata di farina. Mamma mia che fatica scriverlo! Un'altra possibilità è far venire ogni partecipante con la sua ciotola (o avere a disposizione una ciotola per ogni partecipante) e distribuire un po' di pasta madre ad ognun*. C'è anche chi lascia che ogni partecipante faccia il proprio impasto. Io preferisco fare un unico impasto da cui poi si traggono le diverse pagnotte.

Una parte dell'impasto è stato tenuto nella ciotola in modo che potesse esservi aggiunta altra acqua e altra farina per fare altro impasto e così via, liberando anche l'altro involto, fino ad esaurimento dell'acqua. Pensavo di utilizzare 6 litri d'acqua perché calcolando che tre kg di pasta madre già li avevo, per arrivare a 20 kg di impasto complessivo me ne mancavano 17, diciamo 18 così è più facile dividere per tre. Quindi ipotizzavo di usare sei litri d'acqua e 12 kg di farina. Utilizzando però una farina integrale mi sono accorta che la farina utilizzata via via era meno del previsto e così ho aggiunto altri due litri d'acqua. Una volta che tutto l'impasto era sul tavolo ho aggiunto il sale (quattro manciate abbondanti) e ho chiesto l'aiuto dei partecipanti per il lavoro più pesante.

Due stavano da un lato del tavolo e due dall'altro. Ogni coppia, a turno, schiacciava l'impasto a mani aperte (senza strappare la superficie, solo schiacciando verso il basso e senza infilarci le dita), poi lo ripiegava da destra e da sinistra verso il centro e poi lo faceva rotolare verso gli altri due dall'altro lato del tavolo.
La tela cerata naturalmente era ben coperta di farina e altra farina veniva distribuita sulla superficie ad ogni passaggio.

Dopo una dozzina di lavorazioni (sei passaggi circa) l'impasto era pronto per riposare. Trascorsa la solita ora e mezza circa abbiamo fatto le forme (solita piegatura in quattro) ed ecco i pani a riposare sotto il lenzuolo.

La spianatoia fa comodo perché all'inizio conviene cominciare la lavorazione sul legno per riuscire a staccare bene, con la spatola, l'impasto dalla superficie di lavoro.

Poi se il tavolo non si può trasportare al forno o non ci sono delle assi su cui mettere il pane a lievitare, le pagnotte possono essere via via trasportate sulla spianatoia.

In caso invece ci siano a disposizione assi adatte  conviene comunque coprirle con un lenzuolo e spolverarlo abbondantemente di farina prima di porci le forme a lievitare.

Quanto alla preparazione del forno, rimando al solito libro o ad un futuro post.

Noi abbiamo infornato che i pani erano raddoppiati di volume e questo è il risultato. Tutti i partecipanti sono andati via con la loro pagnotta bella e buona e con il loro pezzettino di pasta madre per assicurarsi settimana dopo settimana un pane che valga la pena di essere fatto e di essere mangiato.