Passa ai contenuti principali

Kugelhopf

Grazie alla domanda di Monja, riprendo in mano una delle poche ricette del libro che ancora non avevo riprovato in vista delle prossime edizioni.
In effetti la ricetta, pur prevedendo nell'elenco degli ingredienti 350 gr di farina, poi non precisa quando e come questa farina va utilizzata.
Ecco quindi la sequenza che ho provveduto a risperimentare ieri: si fanno sciogliere sul fuoco basso 80 gr di burro, poi si aggiungono 120 gr di malto di mais (io non lo avevo in casa e ho messo 100 gr di zucchero di canna grezzo), se il tutto è ancora molto caldo si aspetta un po', e poi si aggiungono 250 gr di pasta madre rinforzata tramite legatura.

Una volta ben mescolato il tutto si aggiungono 3 uova intere già sbatture, la buccia grattugiata di un limone, si rimescola ancora e si comincia ad aggiungere la farina.
Come ripeto più volte nel libro, le quantità di farina sono indicative perché l'ampia variabilità nella capacità di assorbimento dell'acqua delle diverse farine mi fa preferire dare indicazioni più precise su come l'impasto deve risultare piuttosto che su quanta farina va utilizzata.
Quando non si riesce più a lavorare nella ciotola trasferire sulla spianatoia infarinata e impastare energicamente fino ad ottenere una massa omogenea, lucida ed elastica che comunque mantenga la consistenza del lobo dell'orecchio. A questo punto incorporare le uvette già ammollate e mettere a lievitare (in un contenitore che abbia un volume almeno doppio di quello dell'impasto) in un ambiente fra i 30 e i 40 gradi centigradi (ottimo il forno con la sola lampadina accesa ma consiglio di accertarsi, con apposito termometro da forno, che la temperatura resti costante) fino a che il volume non sarà raddoppiato.
Nel libro consiglio di unire all'impasto anche mandorle dolci pelate e tritate grossolanamente, rilavorare brevemente (il solito rimpacchettamento che si può vedere in fondo a questa fotosequenza) e poi mettere in apposito stampo imburrato (a forma di turbante con il buco nel mezzo, da un litro). Riapprofondendo la tradizione ho scoperto che le mandorle vanno messe per prime nello stampo in modo che restino in cima al dolce. Comunque non le avevo e quindi ho fatto senza. Ho comunque fatto la rilavorazione ma temo che questo abbia dato troppa spinta verso l'alto al tutto che quindi è venuto con troppa gobba in cima, tipo panettone, e non se ne sta bello dritto una volta rivoltato.
Forse infornando direttamente dopo la prima lievitazione si evita questo inconveniente. Qualcun* ha voglia di tentare e raccontare?
Comunque, una volta che lo stampo è riempito, si inforna a 180° per circa 30 minuti e ci si accerta quindi dell'avvenuta cottura con uno spiedino di legno.



Commenti

Post popolari in questo blog

Come conservare la pasta madre

La domanda è legittima: dopo che un povero cristo è stato per giorni e giorni a rimestare uno strano impasto di acqua, farina, miele e mela in attesa di fantomatiche bollicine, ha assistito incredulo ad inaspettate crescite di volume, all'aumentare incontrollato dell'odore acido, al tanto sperato raddoppio del volume in tempi ragionevoli, ha proceduto fiducioso alla legatura a secco e ad acqua come spiegato qui... ha tutti i diritti di chiedersi, e ora? E ora la pasta madre può essere usata tal quale, non prima però di aver messo da parte un pezzettino grande come un pugno che preserverà dalle infernali temperature della cottura quel meraviglioso universo di biodiversità microbica che nella sua infinita generosità ha colonizzato l'impasto del nostro cuore. Io la metto in un barattolo di vetro a tenuta ermetica perché non mi piace che faccia la crosta, e la tengo in frigorifero. C'è chi sostiene che debba “respirare”e che le basse temperature la facciano soffrire. Io c…

Ultimissime

Anche quest'anno l'Associazione Circuito Corto organizza una serie di laboratori di autoproduzione dei regali di Natale e non solo. Il mio laboratorio sul pane dolce a lievitazione naturale è slittato ben oltre le festività... pazienzina, saremo un po' più rilassat* :-) Ecco comunque il calendario completo. Chi lo vuole ricevere via via la newsletter - che di seguito incollo (ne arriva all'incirca uno al mese da ottobre a dicembre, poi uno ogni tre mesi circa) scriva a info@circuitocorto.org.
Laboratorio candele in cera d'apiSABATO 10 DICEMBRE DALLE ORE 11 ALLE 17
presso la Sede Gaos - via Petrarca 172 - Incisa Valdarno Una delle meraviglie della serie di laboratori di autoproduzione del Circuito Corto, una forma di meditazione creativa, un'esperienza che non ha pari e che coinvolge i cinque sensi in un vortice di calore, morbidezza, profumi e bellezza. E' importante essere presenti dall'inizio per organizzare il lavoro. Il pranzo è condiviso. Costo euro …

Ma si possono mangiare?

Se si possono mangiare, è quello che tutt* mi chiedono quando gli regalo questa meraviglia.

Se non fosse per gli olii essenziali direi di sì, che comunque quelli che uso io sono tutti olii essenziali a scopo alimentare, però bisogna stare attenti, non si sa mai.

Insomma stavolta non si parla di roba che si mangia ma che si si spalma sulla pelle, che poi alla fine è bene che la qualità sia la stessa.

Anni fa feci un lungo ed interessante studio sulla possibilità di farsi in casa i cosmetici. La definizione di dizionario (e credo anche di legge) per cosmetico è: "le sostanze e le preparazioni diverse dai medicamenti destinate ad essere applicate sulla pelle, sui peli o sui capelli, sulle unghie, sulle labbra, sugli organi genitali esterni, oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo, esclusivo o prevalente, di pulirli, profumarli, proteggerli, mantenerli in buono stato, modificarne l'aspetto, correggere gli odori corporei". I prodotti cosmetici non hanno finalit…