raccolto autunnale

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domenica 2 maggio 2010

il pane a lievitazione naturale - fotosequenza

Nel libro non l'ho potuta mettere, aggiungere foto avrebbe fatto lievitare i costi. E' rimasto qualche refuso, nelle riedizioni piano piano spariranno.
Ma qui finalmente posso andare oltre le funamboliche descrizioni a parole e mostrare nudo e crudo (e poi cotto) il pane a lievitazione naturale come lo faccio io.
Specifico che siamo a primavera, ora che finalmente pubblico queste foto molto più del giorno che le ho fatte (12 aprile). Al tempo le condizioni metereologiche non erano molto accordate con il calendario. Oggi comunque piove, altrimenti sarei sul Tirreno a veleggiare.
Comunque, fiduciosa nella forza e vitalità dei miei amati batteri mi affido ad uno solo dei due rinfreschi che consiglio per la preparazione. La mia pasta acida è molto vivace e attiva e devo dire che l'ho portata avanti tutto l'inverno senza i due rinfreschi ma nel libro li ho messi perché ho l'impressione che possa capitare di ritrovarsi con paste acide piuttosto spompate.
Cominciamo aggiungendo acqua tiepida alla nostra adorata pasta acida.


Dopo una decina di minuti travasiamo in una ciotola più grande ed aggiungiamo la farina, in questo caso farina di grano Solina dell'Abruzzo arrivatami tramite acquisto intergas di un pacchetto di prodotti a sostegno dei produttori abruzzesi che hanno subito danni dal terremoto.



Non deve essere molto duro, non c'è bisogno di impastarlo con le mani sulla spianatoia, basta renderlo omogeneo con il cucchiaio. Lo abbandono e vado a lavorare, se ne riparla oggi pomeriggio quando torno a casa.
Ed ecco come mi accoglie intorno alle 17


Evidentemente in mia assenza è cresciuta al suo massimo e ha anche cominciato a riscendere, altrimenti sarebbe più gonfia; sarebbe stato meglio ricominciare prima, per limitare il sapore acido, ma pazienzina.

Aggiungo 500 ml d'acqua tiepida



Lascio 15 minuti e poi aggiungo la farina e mescolo fino a tornare ad una consistenza un po' maggiore di quella iniziale


Prendo un pezzettino per la prossima volta e aggiungo il sale



Quando non riesco più a mescolare col cucchiaio butto il tutto sulla spianatoia infarinata



Notare la mia amata spatola... serve perché sulla spianatoia non resti nulla dell'impasto. Il grano e la farina sono un dono del cielo, nulla deve andare sprecato.

Ed ecco l'impasto quando mi sono stufata di impastare. Può essere anche più regolare come aspetto, soprattutto se fatto con la farina bianca. Ora aspettiamo un'oretta, sono le 18,30 circa, sì, me la sono presa un po' comoda fra una fase e l'altra. O meglio ho avuto un po' di interruzioni qua e la ma la pasta mi vuole bene e aspetta paziente, tanto ora tocca a me aspettare.



Dopo un'oretta era così, placido e tranquillo, ignaro del proprio destino



schiacciato per bene a mani aperte


piegato in tre


ripiegato



sottosopra e sulla placca infarinata ad aspettare ancora un po'



a mezzanotte ci siamo, l'ora e' giunta! In forno!



Ed ecco la meraviglia dopo 40 minuti di cottura a 190-200°



Si vede una lieve spaccatura laterale sulla sinistra. Si poteva aspettare ancora una mezz'ora ma avevo sonno. Comunque era buonissimo.


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