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La Sorellanza delle panificatrici rurali

Tutto cominciò chiacchierando con Dafne, della Casa del Cibo di Roma che mi buttò là la storia della Confraternita dei panificatori urbani (poi diventata Romana Confraternita della Pasta Madre) e io, che già ero un pezzo in là sulla strada delle rivendicazioni di genere sempre e comunque, risposi: "Bene, vorrà dire che io creerò una "Sorellanza delle panificatrici rurali".
Non ci furono sviluppi, anche perché il mio studio e approfondimento anche esperienziale sulle tematiche della femminilità (e se ne può vedere la ricaduta anche in questo blog qui) è andato molto avanti mentre quello sulla pasta madre si è adagiato nella goduria settimanale del pane fatto in casa, dei laboratori con i bambini della scuola delle mie figlie, nella condivisione a breve raggio.
Poi mi chiama la solita Dafne e vado a Roma la scorsa primavera per partecipare alla prima strepitosa Festa Romana della Pasta Madre. Dopo poco vado a Peccioli dove Rosario Floriddia (e Sonia) ha organizzato "Coltiviamo la biodiversità".
Splendidi i laboratori, imperdibili le conferenze, grandiosa, festante e di qualità la partecipazione ma... le donne dove sono? Le donne ci sono, poche, in primo piano, e tantissime nelle retrovie e fra il "pubblico", e tutto funziona alla perfezione. Tutto normale, tutto come in ogni altra situazione, in tutte le occasioni, dal lavoro alla politica, dall'associazionismo alla pubblica amministrazione. E allora?
E allora non lo vorrei diverso, non mi interessano le quote rosa, da anni lavoro su me stessa per scuotermi di dosso le aspettative altrui, un'immagine del desiderio di me che non è mia ma è prestata, è appiccicata, posticcia. Vorrei però che ci fosse un riconoscimento esplicito del valore dell'elemento squisitamente femminile in queste situazioni, anche nelle mani e nei cuori di chi femmina non è (o non sembra...). Ma cos'è questo fantomatico elemento?
Il primo indizio lo trovai leggendo un libro non nuovissimo composto da diversi saggi (Il femminile fra potenza e potere) che mi toccò profondamente nel momento in cui una delle autrici descriveva quello che secondo lei è il vero e cruciale apporto femminile ad un mondo finalmente diverso (e migliore?), come la capacità di abbandonare, finalmente, l'utopia di una scelta razionale per affidarsi, almeno in parte, all'intuito, all'affetto, all'emozione, a qualcosa che vada oltre il calcolo rischi/benefici. In una realtà composta da variabili difficilmente prevedibili al millimetro (e anche al metro) affidarsi alla sola razionalità rischia di essere totalmente insensato, di avere lo stesso valore (o forse meno) di tirare una moneta.
E' arrivato, credo, il momento di lasciare spazio (o di esplicitarlo), da parte di donne e uomini, a questo elemento imprevedibile, nell'ambito dell'autoproduzione del pane come anche di tutti quelli in cui si avrà voglia di far entrare aria nuova, di scombinare gli equilibri, di portare e celebrare un po' di sano irrazionale disordine.
Ecco perché avrei voglia di ritirare in ballo la Sorellanza, aprendola naturalmente a donne e uomini che hanno voglia di dare spazio e valorizzare la propria componente femminile ponendo pochi punti essenziali a cui è richiesta adesione cieca e assoluta:
1) il pane si impasta con le mani, il cuore, i piedi ben piantati a terra e la testa appesa al cielo per un filo sottile (le macchine del pane e le impastatrici le lasciamo a quell* che "non hanno tempo" e che "se non incorda butto via tutto");
2) è ammesso l'uso di ricetta e bilancia per le prime tre volte che si fa il pane, poi ci si affiderà alla propria capacità creativa, all'ispirazione, alla luna e al vento;
3) la pasta madre nasce per viaggiare, liberatela dalla vostra cucina, lasciatela correre in ogni occasione e verso tutte le mani che si aprono ad accoglierla, che vi sembrino meritarsela o meno; è un gesto di amore incondizionato, fa bene all'anima;
4) il valore W, il grado di ossidazione della farina, il livello di idratazione dell'impasto, le puntature, l'alveolatura non hanno a che fare con la vostra capacità creativa, abbandonateli per viaggiare liberi circondati da nuvole di farina "debole", antica, scura, imperfetta e vera;
5) il pane fatto con la vostra sorella pasta madre, acqua pulita e farina fresca e viva è perfetto, sempre e comunque.

Questo è il mio sogno di Sorellanza delle panificatrici rurali, che siano donne, uomini, urbani o rurali. Forse è un po' snob, forse è semplicemente selvatico e comunque è solo un sogno... per ora.

Commenti

  1. Mi piace questo post! Viva la Sorellanza!
    GiuseB, spacciatrice!

    RispondiElimina
  2. Bello!! anche io mi sento far parte di questa meravigliosa sorellanza!!! Aho grande madre della sorellanza siamo pronte ad unire i nostri cuori in fermento..o il fermento dei nostri cuori.. ;) - Silvia

    RispondiElimina

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