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Zuppa, zuppetta, zuppettina

Oggi non parlo di lievitazioni ma comunque di fermenti. Non sono nemmeno fermenti selvatici ma inoculati, un bel gruppone di fermenti lattici che sguazzano in un guazzabuglio di vitamine del gruppo B, pronti all'uso ma non nella solita capsula, un miscuglio di bei fermenti vivi disponibili in una specie di pasta marrone che fa più e meglio del dado da brodo per mettere insieme quella che la mia amica angela chiama la "minestra di niente", insomma sto parlando del miso.

La zuppa di miso appare magicamente sulla mia tavola in novembre per scacciare l'umido dalle ossa, per rinfrancare stomaci, animi e intestini, per aggiungere una imbattibile barriera batterica ai nostri già agguerriti eserciti difensori nel buio delle viscere. In caso di raffreddore e mal di gola mi sono trovata ad apprezzarla infinitamente anche a colazione: brodo già pronto, una scaldatina, l'aggiunta di un cucchiaino di miso, cinque minuti di attesa, un po' di riso e miglio già cotto e la mia gola sembrava rinascere.

Ma andiamo al sodo: la zuppa di miso è uno dei piatti base della cucina macrobiotica (per chi fosse interessato al tema niente di meglio per cominciare di Consigli pratici per una vita macrobiotica di Ferro Ledvinka, Macro Edizioni) e quindi il punto essenziale è l'equilibrio che va tenuto presente in ogni momento della preparazione: una verdura che cresce sotto terra (qualunque radice, dalle carote ai ravanelli), una che sta al livello del suolo (porri o cipolle o simili) e una che cresce espandendosi verso l'esterno (tutti i cavoli, radicchi, ecc.). Equilibrio anche nelle quantità, variare negli olii (non sempre e solo olio d'oliva ma usare anche tutti i cereali e il sesamo) e, volendo, aggiungere legumi o cereali già cotti.

La zuppa originale prevede la presenza di alghe wakame ma quelle proprio non le sopporto, nemmeno in piccole quantità. Adoro invece condire alla fine con prezzemolo tritato e gomasio (sesamo tostato, salato e passato nel suribachi - mortaio apposito).

Si comincia con le tre verdure, io ho scelto aglio, carote e cavolfiore.


Si lavano, si tagliano a pezzettini (e anche sulla forma dei pezzetti c'e' da disquisire in abbondanza) e si mettono in pentola con un po' d'olio partendo dalla verdura più dura. Io ho messo per primo l'aglio.



Si sala e si lascia cuocere finché le verdure non hanno fatto abbastanza acqua da cuocere senza bisogno di altre aggiunte.
Dopodiché si aggiunge l'acqua in abbondanza, si porta ad ebollizione e si fa cuocere per 10 minuti.


Senza spegnere il fuoco, si fa sciogliere un cucchiaino a testa di miso (per l'uso comune meglio di riso o d'orzo) in una ciotola con un po' di brodo.


Dopodiché si aggiunge un altro po' di brodo e di verdure, si aspetta cinque minuti ed ecco il miglior aperitivo del mondo!

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