raccolto autunnale

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mercoledì 23 novembre 2011

bello come il sole!



Sono convinta che il bello che ci circonda, o che ci andiamo a cercare, possa contribuire fortemente al nostro benessere (anche l’occhio vuole la sua parte) nel momento in cui ho sfornato questo pane e mi sono beata della sua magnificenza dopo poco mi sono chiesta: e perché questo sarebbe più bello degli altri?
Qual è, se esiste, il canone di bellezza per il pane a lievitazione naturale? Dopo un po’ di riflessione su questa questione sono arrivata alle conclusioni che seguono.
Un pane normale senza farine particolari, tondo, cotto nel forno di casa, secondo me, per essere considerato bello deve:
1) avere un colore uniforme;
2) non avere spaccature;
3) essere uniformemente gonfio (niente gobbe);
4) avere un’alveolatura regolare.
E perché? Perché sì! Come disse il diavolo a quelli che volevano costruire il ponte sul Serchio e ogni volta la piena glielo buttava giù, intimandogli di costruirlo “a punta”. Ma siccome “perché sì” o “perché no” lo dice solo il diavolo cerchiamo di approfondire la questione:
1) un colore non uniforme, se la cottura è avvenuta in un forno non a legna, significa cottura non uniforme e ci potrebbero essere anche delle intere parti del pane non cotte adeguatamente;
2) se la lievitazione si è completata fuori dal forno il pane non cresce durante la cottura e quindi non ci sono spaccature laterali. Eventuali spaccature nella parte superiore, per quanto scenografiche, sono comunque il segnale di una lievitazione incompleta e tipicamente comportano anche un’alveolatura irregolare (bolle grandi da una parte e microscopiche se non inesistenti da altre parti);
3) la presenza di gobbe o rigonfiamenti è segno di una lievitazione distribuita irregolarmente e si presenta a seguito di prolungate lievitazioni in frigorifero se l’impasto non è stato lasciato a lievitare ad una temperatura adeguata (fra i 18 e i 24 gradi C) per un tempo sufficiente a che la temperatura diventasse omogenea in tutto l’impasto e con essa l’attività fermentativa;
4) se si po’ accettare un pane compatto se è fatto di farine poco glutinose, magari d’inverno e magari con dentro malto o olio o frutta o simili, se comunque è leggero e saporito, non mi piace un pane con alveoli enormi su cui non si può spalmare il miele e che si secca in 2 ore, né un pane troppo umido e poco cotto.
Ebbene sì, questa meraviglia l’ho fatta con la farina bio della coop perché ancora non sono riuscita a ripristinare la mia dispensa di farine locali. E’ cotto nel forno elettrico però mi piace un sacco, ed è anche buono!
A guardarlo meglio proprio perfetto non è, ha qualche gobba, qualche buco più grande degli altri e anche la superficie non è proprio omogenea, ma quando è uscito dal forno era davvero straordinario, vabbè vuol dire che ancora il più bello non l'ho fotografato... ci riprovo la prossima settimana.


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