raccolto autunnale

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sabato 12 novembre 2011

vegetarianesimo


Ci ho pensato tanto, ho letto tanto, ho girato tutta la toscana, e non solo, in lungo e in largo, ed è in onore e sostegno di tutte le mani, gli sguardi, le parole e i racconti che ho deciso di tentare, di gettare un sasso perché si avvii una discussione, un confronto.
Appena andata a vivere da sola (19 anni) abbracciai entusiasta la scelta vegetariana e poi vegana. l'ho mantenuta felicemente per circa 8 anni, poi ho cominciato, per lavoro, ad occuparmi di analisi socio-economica dell'agricoltura toscana e questo mi ha portato dalle montagne alle foci dei fiumi a conoscere agricoltori e pastori, persone che spendono la loro esistenza nel cercare di mantenere viva una tradizione ma, soprattutto, rappresentano i veri, essenziali custodi dell'equilibrio idro-geologico delle montagne (e non solo), oltre a mantenere in piedi un'economia legata al territorio in zone dove le produzioni manifatturiere e il turismo hanno pochi margini di sviluppo.
Nello stesso momento mi resi conto dell'importanza della loro sopravvivenza e della necessità della loro presenza e almeno di alcuni dei motivi per i quali l'Unione Europea sceglieva e sceglie di spendere la parte maggiore del proprio bilancio per sostenerli (sui modi possiamo discutere ma non è questo ora il tema).
L'attività di chi si ostina a praticare l'agricoltura in zone montane, però, sembra davvero necessitare della violenza connaturata nell'allevamento perché non ha nessuna possibilità di competere con le produzioni vegetali di pianura. Per quanto si allevi per le uova, la lana e il latte, i maschi continuano a nascere e quelli non solo non producono, ma si scontrano e spesso fanno del male a se stessi e ai cuccioli. Una volta si facevano i buoi ma anche il destino del cappone era segnato.
Di fronte a questo dilemma ho scelto di sostenere i produttori che trattano gli animali con cura e attenzione e ne rispettano la natura nell'alimentazione, la vita e gli spazi.
E' forte e senza alcuna ritrosia la condanna di chi mantiene e sostiene la fabbrica di dolore e disperazione oltre che malattie e inquinamento rappresentata dagli allevamenti intensivi. Apprezzo la scelta vegetariana ma invito anche a riflettere su queste questioni, proporre, collaborare guardandosi a vicenda come esseri viventi, anche se umani.
Mi sono decisa a scrivere questo messaggio dopo aver fatto visita ad un produttore che, credo, meriti tutto il mio sostegno. I suoi maiali mangiano ottime patate e cereali e se ne stanno liberi in 7 ettari di bosco (si intravedono fra gli alberi sulla destra nella foto sotto).
Se ne volete sapere di più: http://www.trafonti.com


E' vero, lo stesso cibo potrei mangiarlo io riducendo fortemente la mia impronta ecologica, ma a quel punto non mangerebbe il produttore, abbandonerebbe quel meraviglioso luogo sulla montagna e andrebbe a cercare di fare il suo mestiere di agricoltore in zone meno fragili.
Ho scelto di mangiare carne (di animali allevati in modo rispettoso e civile) non più di una volta a settimana; mangio con la stessa frequenza formaggio e uova prodotte nello stesso modo e solo pesce "povero" pescato nel mediterraneo (se non in Toscana, quando si avviano le consegne delle cooperative della costa ai gas fiorentini). Non ho trovato altre soluzioni, aspetto le vostre.


4 commenti:

  1. sono scelte, e non sono abituata a commentarle.
    Dal mio punto di vista si tratta di spezzare certi filoni di dipendenza tra cibo/animali/agricoltura/colture. Quegli agricoltori potrebbe trasformarsi in "macellatori", in soli produttori di prodotti caseari, mantenendo una dignità agli animali che allevano lasciandogli la vita. Nessuno fa questo, nemmeno chi ha le galline nel pollaio di casa lo fa per tenerle solo per le uova.
    Dal mio punto di vista, boicotto e sostengo il mio essere e sentirmi vegetariana, una consapevolezza nata negli ultimi 5 anni che ha fatto di me una donna più consapevole e con maggiore attenzione alle problematiche. Comprendo questi allevatori, ma non mi azzardo a salvarvi mangiando la carne che commercializzano...
    Però aggiornaci con questa storia...

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  2. un animale vissuto in condizioni dignitose, nel momento della macellazione soffre quanto quello dell'allevamento intensivo. Quando ero piccolo ho assistito alla macellazione di un maiale da parte dei miei nonni. Le urla erano strazianti. Le ricorderò per sempre. Non si può continuare a considerare gli altri essere viventi a nostro uso e consumo. Se tutti facessimo la tua scelta(siamo milioni) probabilmente non ci sarebbe carne disponibile con le prerogative di cui parli. Le tradizioni che alimentano violenza e dolore devono cambiare. Non ci sono scuse. Altrimenti dovremmo difendere anche l'infibulazione.
    Mi addolora pensare che qualcuno che abbia sostenuto la scelta vegana per anni riprenda a mangiare carne. E' una sconfitta del buon senso.
    Perdonami se sono così duro....ma non riesco a pensare diversamente. A presto

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  3. sono ancora in attesa di una risposta riguardo alla questione della cura del territorio

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  4. la cura del territorio deve avere l'unico obiettivo di salvagurdarlo. Lo sfruttamento degli animali non deve esserne il prezzo.
    Lo so che è difficile, ma dobbiamo proporci degli obiettivi importanti. Io lavoro a Roma tutto il giorno, per 5 gg a settimana. Il week end vado in campagna a ripulire sterpagle, potare, zappare per mantenere vivi 1000 mq di terreno che sono la mia vita. Lo faccio perche amo la natura.
    Pensare di difendere l'ambiente col sangue di poveri innocenti non credo sia accettabile. Pensi che l'economia rurale basata sugli allevamenti sia l'unica possibilità che ci è rimasta?
    Forse la più comoda.
    Se ci riteniamo una società civile dobbiamo esserla fino in fondo, altrimenti siamo solo dei barbari.

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